Età neolitica.
Nell'età neolitica (da neos, nuovo e lithos, pietra) avvengono dei mutamenti radicali nelle abitudini di vita
dei gruppi umani. Tale processo, avviato in Anatolia e Medio Oriente fin dal 10.000 a.C., si diffonde nell'area del
Mediterraneo Occidentale intorno al VII millennio a.C. per concludersi a metà del III millennio a.C.
Al nomadismo si sostituisce gradualmente la sedentarietà, alla economia di sopravvivenza (caccia, pesca e raccolta) la
domesticazione e la pratica della pastorizia e dell'allevamento e, soprattutto, l'agricoltura. L'invenzione
delle principali tecniche di lavorazione dei materiali (levigatura della pietra, ceramica, tessitura, intreccio) e la
nascita dell'architettura completano il quadro delle trasformazioni culturali che giustificano in pieno
l'impiego del termine 'rivoluzione neolitica', che ben evidenzia la portata di tali cambiamenti.
Nella religione al culto della Dea Madre si affianca talvolta il culto del Dio Toro, principio maschile della vita;
nascono inoltre i primi culti iperuranici, rivolti agli astri e ai corpi celesti. I culti funerari, sempre più
elaborati, rendono necessarie nuove forme di sepoltura in edifici duraturi e spesso imponenti, atti ad esprimere la
nuova concezione della morte e ad esorcizzarne la paura.
La Sardegna nell'età neolitica
La presenza dell'uomo in Sardegna è largamente documentata fin dal Neolitico antico, e cioè a partire dal VI
millennio a.C. La presenza di abbondanti giacimenti di ossidiana nel Monte Arci dovette attirare molte genti del
Neolitico, provenienti da varie zone del Mediterraneo (Liguria, Corsica, Toscana, Provenza), interessate
all'acquisto della materia prima e di strumenti, utensili e armi prodotti nei numerosi centri di lavorazione
rinvenuti intorno al monte.
Il commercio dell'ossidiana pone dunque la Sardegna neolitica al centro dei traffici del Mediterraneo e favorisce
le relazioni culturali con l'area centro-orientale e con l'Europa occidentale. Al Neolitico risalgono, anche
nella nostra isola, le prime significative trasformazioni dell'economia connesse alla domesticazione, alla pratica
dell'allevamento e dell'agricoltura e legate al superamento del nomadismo. Per molto tempo ancora le genti
neolitiche fissano le loro dimore nelle grotte e nei ripari sottoroccia, per organizzarsi poi gradualmente in comunità
di villaggio.
La diffusa tendenza a creare comunità stanziali ebbe come effetto la necessità di organizzare in modo funzionale il
territorio in base alle esigenze economiche, sociali, abitative, difensive e religiose. Non è facile ricostruire
l'immagine originaria dei villaggi neolitici perché il largo impiego di materiali deperibili (legno, argilla,
frasche) nella costruzione delle abitazioni non ne ha consentito la conservazione.In prossimità degli insediamenti
abitativi si trovano le aree funerarie. Oltre alle sepolture in grotta hanno una larga diffusione le cosiddette domus
de janas, grotticelle funerarie scavate nella roccia e con funzione di tomba collettiva.
Meno frequenti le sepolture dolmeniche e a cista e i circoli funerari e cultuali, riconducibili al megalitismo
dell'Europa occidentale. All'ambito del megalitismo si riferiscono anche i numerosi menhirs isolati o in
allineamento, aniconici o antropomorfi, che costellano molti territori dell'isola. Una tipologia unica nel suo
genere in Sardegna, almeno allo stato attuale della ricerca, è invece l'altare a cielo aperto di Monte
d'Accoddi, assimilabile allo ziqqurat orientale.
Il quadro complessivo della vita dell'uomo in Sardegna nell'età neolitica può essere inoltre completato
grazie alle cospicue testimonianze della cultura materiale (utensili, armi, oggetti d'uso quotidiano),
dell'architettura cultuale e dei numerosi oggetti votivi legati alla sfera della religiosità. La produzione
ceramica è assai ben documentata a partire dal Neolitico antico, con le ceramiche impresse e cardiali, e fino al
Neolitico recente con le forme e le decorazioni raffinate della Cultura di Ozieri. Diffusi anche l'intreccio, la
tessitura e la plastica figurata, documentata quest'ultima dalle numerose statuine della Dea Madre mediterranea
rinvenute nelle tombe e in aree di culto.
I villaggi Lo scavo archeologico ha finora documentato l'esistenza di numerosi villaggi, formati da capanne, diffusamente presenti in molte zone dell'isola. Gli insediamenti, situati in luoghi naturalmente protetti o in prossimità di corsi d'acqua, dovevano comprendere un numero non molto elevato di capanne, forse qualche decina per ogni villaggio. In ogni capanna abitava un gruppo familiare composto probabilmente da 8-10 persone.
Le capanne La natura deperibile dei materiali con cui venivano costruite le abitazioni ha causato il
degrado e la scomparsa pressoché totale delle strutture emergenti e a vista. Talvolta si sono conservate le tracce
delle fondamenta delle capanne, dalle quali è possibile desumere la forma complessiva delle abitazioni.
L'architettura abitativa, costruita secondo moduli planimetrici unitari e ad andamento prevalentemente curvilineo,
era molto semplice. Le capanne erano costituite quasi sempre da un unico vano circolare o ellitico, anche se non
mancano esempi di abitazioni a pianta rettangolare.
La struttura era data da pali di legno, infissi in profondità nel terreno, che costituivano lo scheletro portante
dell'alzato e sui quali si impostavano le pareti in argilla; talvolta alla base della capanna poteva esservi uno
zoccolo in pietra. Anche la copertura veniva realizzata con pali, disposti a raggiera o a falde, coperti con rami e
frasche e ulteriormente isolata con pelli o con argilla battuta. Il tetto presentava sempre un'apertura che doveva
consentire la fuoriuscita del fumo del focolare, posto al centro della capanna.
L'interno doveva essere assai semplice; il pavimento era per lo più in terra battuta o in acciottolato e le pareti
potevano essere isolate con stuoie intrecciate. Gli arredi erano sicuramente pochi ed essenziali ed integrati nella
struttura della capanna: i letti dovevano essere fatti con stuoie e pelli; il focolare, vero fulcro della vita
domestica, svolgeva le funzioni più diverse che andavano dalla cottura dei cibi al riscaldamento e
all'illuminazione.
All'interno si conservavano tutti gli oggetti e le suppellettili della vita domestica necessari alle varie
attività produttive: macine, pestelli, telai, stoviglie in ceramica e in pietra, accette, coltelli, raschiatoi e altri
utensili di varia utilità.
Le tombe Espressione tipica del Neolitico in Sardegna sono le grotticelle funerarie, scavate nella
roccia, conosciute nella nostra isola come 'domus de janas'. Presenti in Sardegna a partire dal Neolitico medio
(V - IV millennio a.C.), le domus de janas avevano la funzione di tombe collettive.
Costituite da uno o più ambienti, ospitavano i defunti appartenenti allo stesso gruppo o clan familiare. Le più
semplici sono costituite da un'unica camera funeraria 'a forno', con pianta circolare coperta a volta; le
più complesse comprendono più ambienti ( da due o tre fino a diciassette) collegati fra loro per mezzo di aperture
talvolta anguste. All'interno si possono trovare elementi architettonici scolpiti o dipinti ( pilastri, porte,
architravi, nicchie) che riproducono l'ambiente della casa, a suggerire la continuitˆ tra la vita terrena e
l'aldilà.
Le tombe più grandiose e articolate nella struttura architettonica e negli apparati decorativi dovevano avere la
funzione di santuari o appartenere a clan familiari molto potenti. Molte tombe presentano , all'esterno o
all'interno, decorazioni scolpite in rilievo o dipinte che raffigurano protomi taurine, corna di toro, spirali,
fregi a zig-zag e a denti di lupo, cerchielli concentrici il cui significato simbolico è riconducibile ai culti del
Dio Toro e della Dea Madre.
I dolmen Un altro monumento significativo è il dolmen , tomba megalitica a camera presente in Sardegna
dal Neolitico recente (3200 - 2500 a.C.) all'età del Rame (2500 - 1800 a.C.). Diversamente da quanto avviene in
altri territori interessati dalla diffusione del megalitismo, in Sardegna il dolmen presenta dimensioni abbastanza
contenute e non sempre è coperto dal tumulo di terra che di norma si può vedere in molte strutture affini (ad esempio
nel grande tumulo di NewGrange in Irlanda)
Attestato soprattutto nella parte settentrionale dell'Isola, nelle regioni del Logudoro, della Gallura e delle
Baronie testimonia degli intensi contatti tra la Sardegna e le culture megalitiche dell'Europa Occidentale .
Anche in Sardegna il dolmen ha una forma molto semplice : la struttura è costituita da lastre di pietra infisse
ortogonalmente, in guisa di pareti, sulle quali poggia il lastrone di copertura. La camera funeraria può essere
preceduta, come nel dolmen Motorra di Dorgali, da un corridoio e circondata da un anello di lastre infisse o di pietre
che sostenevano il tumulo di terra. Il dolmen Sa Coveccada di Mores , in ottimo stato di conservazione e caratterizzato
da una lastroni molto regolari, doveva avere la struttura interamente a vista. I materiali rinvenuti nei dolmen sono
riferibili alla Cultura di Ozieri e consentono di datare le strutture dolmeniche tra la seconda metà del III e la
prima metà del II millennio a.C.
I menhir Presenti nell'età neolitica in molti territori dell'Europa Occidentale e anche in
Sardegna, i menhir sono senz'altro una delle manifestazioni più arcaiche del sentimento religioso. Sono monumenti
megalitici costituiti da semplici pietre allungate infisse verticalmente nel terreno, il cui valore è connesso ai
culti funerari e degli astri.
Il significato del menhir è infatti legato ad eventuali relazioni con altri monumenti dello stesso tipo (allineamenti)
o alla loro localizzazione in prossimità di aree funerarie o cultuali. I più grandi superavano i 10 metri, ma la
maggior parte è di dimensioni più contenute.
La loro forma è varia: si va dai menhir 'aniconici', in cui il monolite è lasciato allo stato naturale, ai
menhir pseudoantropomorfi e antropomorfi, la cui struttura ha una forma ogivale con superfici accuratamente lavorate.
Le statue-menhir dell'eta del Rame presentano forme ancora più antropomorfe che richiamano il modellato di un
corpo umano, col volto appena abbozzato e caratteri maschili (armi, coltelli) o femminili (mammelle). Appartengono a
quest'ultimo tipo le statue-menhir rinvenute nel territorio di Laconi molto simili a quelle attestate in Francia,
Corsica, Liguria e Toscana.




