PERIODO PRENURAGICO E NURAGICO IN SARDEGNA
Il periodo riguardante la Sardegna prenuragica comprende un arco temporale molto lungo che va dal 450.000 al 1.800 a.C., cioè fino al periodo in cui si datano i primi protonuraghi. L'unica fonte di informazione attendibile sono i dati archeologici che ci danno la possibilità di interpretare le abitudini di vita dei primi uomini che popolarono la Sardegna.
Epoca Sardo-Punica

- L’epoca sardo-punica corrisponde ai primi due secoli del dominio romano in Sardegna, compresi tra il 238 a.C. (data dell’annessione dell’isola da parte di Roma) ed il 38 a.C. (an no della presa di possesso della Sardegna da parte di Ottaviano, in seguito alla definitiva sconfitta di Sesto Pompeo).
Cultura di Bonu Ighinu

- La cultura di Bonu Ighinu, le cui prime testimonianze certe sono databili al 4600 a.C., si impose sicuramente fino al 3240 a.C.. È considerata dagli archeologi la prima in Sardegna ad usare cavità naturali come sepolcri.
Cultura di Ozieri

- Della Cultura Ozieri (3300-2480 a.C.) si conoscono 200 centri abitati diffusi in tutta la Sardegna, tra i quali quello di Puisteris a Mogoro costituito da 267 capanne erette su pali infissi nel terreno e coperte di travi e frasche. I pavimenti sono fatti con lastre di calcare, acciottolato di basalto o argilla battuta.
Il Paleolitico
circa 450.000 - 6.000 anni fa.

Il Prenuragico coincide in Sardegna con la preistoria, cioè con quella fase della storia umana in cui non era ancora stata inventata la scrittura. I dati archeologici sono quindi l'unica fonte di informazioni che ci consente di fare luce sulle abitudini di vita dell'uomo in questo periodo. Il Prenuragico comprende un arco cronologico molto ampio e, come il nome lascia intendere chiaramente, arriva fino alle soglie della fase rappresentata in Sardegna dalla civiltà nuragica. Questa lunga epoca della storia sarda è stata articolata dagli studiosi in fasi cronologiche, ciascuna delle quali poi divisa in sottofasi e articolata in ulteriori fasi culturali.
Il termine "cultura" viene utilizzato nell'ambito degli studi di preistoria per denominare l'associazione di insiemi di manufatti (oggetti ed edifici) che presentino caratteristiche tali da poter essere interpretati come espressione della cultura materiale di una data popolazione o di un dato gruppo etnico. Il Prenuragico racchiude le seguenti fasi cronologiche della storia della Sardegna: il Paleolitico, il Mesolitico, il Neolitico, l'Eneolitico (o Calcolitico).
Il Neolitico
circa 6.000-2.900 a.C.

Nell'età neolitica (da neos, nuovo e lithos, pietra) avvengono dei mutamenti radicali nelle abitudini di vita dei gruppi umani. Tale processo, avviato in Anatolia e Medio Oriente fin dal 10.000 a.C., si diffonde nell'area del Mediterraneo Occidentale intorno al VII millennio a.C. per concludersi a metà del III millennio a.C. Al nomadismo si sostituisce gradualmente la sedentarietà, alla economia di sopravvivenza (caccia, pesca e raccolta) la domesticazione e la pratica della pastorizia e dell'allevamento e, soprattutto, l'agricoltura. L'invenzione delle principali tecniche di lavorazione dei materiali (levigatura della pietra, ceramica, tessitura, intreccio) e la nascita dell'architettura completano il quadro delle trasformazioni culturali che giustificano in pieno l'impiego del termine 'rivoluzione neolitica', che ben evidenzia la portata di tali cambiamenti.
Nella religione al culto della Dea Madre si affianca talvolta il culto del Dio Toro, principio maschile della vita; nascono inoltre i primi culti iperuranici, rivolti agli astri e ai corpi celesti. I culti funerari, sempre più elaborati, rendono necessarie nuove forme di sepoltura in edifici duraturi e spesso imponenti, atti ad esprimere la nuova concezione della morte e ad esorcizzarne la paura.




