L’epoca sardo-punica corrisponde ai primi due secoli del dominio romano in Sardegna, compresi tra il 238 a.C. (data dell’annessione dell’isola da parte di Roma) ed il 38 a.C. (anno della presa di possesso della Sardegna da parte di Ottaviano, in seguito alla definitiva sconfitta di Sesto Pompeo). Quest’epoca, in base alle peculiarità cultu rali, può suddividersi in un periodo sardo punico I (238 a.C.- metà sec. II a.C.) ed in un periodo sardo-punico II (dalla metà del sec. II al 38 a.C.) caratterizzati rispettivamente da una prevalenza delle forme culturali di pura tradizione punica e da una attenuazione dita li forme. Verso la fine di quest’epoca, nel 54 a.C., Cicerone, difendendo Scauro contro le accu se dei Sardi, poteva permettersi (senza tema di esser smentito) di definire costoro “... a Poenis (orti) admixto Afrorum genere ...”, cioè “discendenti dei Punici, ai quali si è mescolato un ramo di Africani”. Questo, comunque si voglia giudicare l’atteggiamento morale del grande Arpinate, dimostra chiaramente che l’integrazione sardo-punica fu tanto completa e profonda, che ancora verso la metà del sec. I a.C., la popolazione della Sardegna si presentava con caratteri etnico-culturali del tutto estranei al mondo italico-romano ed invece vistosamen te improntati dell’eredità afropunica. Per questo motivo e tenendo presente come in Sardegna i documenti archeologici tipici della civiltà romana databili con sicurezza fra il 238 ed ii 38 a.C., ove si escluda la grande quantità di ceramica importata dalla Penisola Italiana ad opera dei mercanti, siano così po chi e generalmente così poco genuini da far apparire irrilevante in quell’epoca la componente etnico-culturale romana nell’I sola; mentre estremamente abbondante ed ancora genuina appare nello stesso tempo la documentazione archeologica sardo-punica, ho ritenuto opportuno dare questo nome a tale epoca, proseguendo nell’esposizione di quella che fu la storia fenicio-punica in Sar degna. Nella sequenza degli avvenimenti storici che caratterizzano l’epoca sardo-punica, deve ricordarsi che i prodromi dell’interven to militare romano in Sardegna si individua no al principio della I guerra punico-romana. Le fonti storiche segnalano infatti per il 261 a.C. delle scorrerie di navi cartaginesi sul litorale tirrenico del Lazio. Le navi, evidentemente, dovevano muoversi da basi navali della Sardgna (in particolare Olbia) e forse della Corsica. Due anni dopo, la tradizione annalistica romana attesta la presa di Olbia ad opera di L. Cornelio Scipione. Scipione conquistò Olbia in seguito ad un vittorioso scontro navale nelle acque anti stanti la città, ingaggiato con l’Ammiraglio cartaginese Annone che, perito nella battaglia, ricevette gli onori funebri dallo stesso vincitore. Nonostante il successo navale e la conseguente presa di Olbia, non pare che L. Cornelio Scipione riuscisse a mantenere la piazzaforte di 01bia in possesso romano, forse in seguito ad una controffensiva dei Cartaginesi e di Sardi loro alleati, come deduciamo dall’esplicita testimonianza dei Fasti Triumphales e dall’assenza di notizie storiche relative a tribù sarde ribellatesi ai Cartaginesi e passate a Roma. La stessa situazione deve constatarsi per il 258 a.C., nel sud dell’Isola, dove in seguito alla vittoria navale romana, riportata dalla flotta di Sulpicio Patercolo nelle acque di Sulci, forse presso l’isoletta del Toro, l’am miraglio cartaginese Annibale si chiuse nella piazzaforte marittima di Sulci. Benché i sol dati di Annibale processassero e condannas sero a morte il loro ammiraglio, per la con dotta tenuta nello scontro navale, tuttavia Sulpicio Patercolo sbarcato nel sud-ovest, forse a Porto Pino-Porto Botte, non riuscì ad approfittare di tale situazione, venendo scon fitto da una guarnigione, guidata da Annone, uscitagli incontro, forse muovendosi dalla fortezza di Monte Sirai. Nonostante il sostanziale insuccesso Sul picio ottenne dal Senato il trionfo, registrato dai Fasti con la formulazione De Poeneis Sardeis, probabilmente perché alle operazio ni del 258 a.C. avevano preso parte, accanto ai Cartaginesi, dei contingenti sardi. Questi due episodi conflittuali tra Romani e Cartaginesi non incisero sul pieno possesso punico dell’Isola, che risulta esplicitamente riconosciuto nel trattato di pace del 241 a.C., col quale si concluse la I guerra punico-romana. Il dominio cartaginese sull’Isola era, tutta via, destinato a restare inconcusso per pochi mesi ancora. Infatti, nel 241-240 a.C., le truppe mercenarie stanziate nelle fortezze e nelle piazzeforti cartaginesi di Sardegna si ribellarono, facendo causa comune con i mercenari presenti in Africa, in seguito al loro trasferimento dalle posizioni cartaginesi di Sicilia, all’indomani della conclusione della I guerra punico-romana. I mercenari di stanza in Sardegna uccisero dunque il loro comandante supremo, il carta ginese Bostare, seminando il terrore nell’Iso la. Nel 239 a.C. i mercenari avrebbero dovuto fronteggiare un nuovo corpo di spedizione che Cartagine inviò contro di loro, ma i nuovi contingenti fecero causa comune con i ribel li presenti in Sardegna, uccidendo il nuovo comandante Annone e massacrando un gran numero di coloni punici. Nello stesso anno i mercenari, ormai impadronitisi del potere in Sardegna, offriro no l’Isola ai Romani. Roma fu perplessa, inizialmente, sull’opportunità di accettare l’offerta, fatto che avrebbe costituito un’aperta violazione del trattato del 241 a.C. Nel frattempo il regime di terrore che i mercenari avevano imposto sull’Isola cagionò una violenta reazione da parte dei Sardi, più probabilmente Sardo-punici, che, ribellandosi apertamente, scacciarono i mer cenari (239inizi 238 a.C.). Costoro, rifugiatisi a Roma, rinnovarono l’offerta dell’Isola ai Romani. In questa occa sione il Senato romano, accettando l’invito, decise l’invio di truppe per l’occupazione della Sardegna (238 a.C.). Cartagine, che si accingeva alla riconqui sta dell’Isola con l’invio di un contingente militare, protestò allora con Roma per l’evi dente violazione del trattato di pace. Il Sena to romano però, formulando la pretestuosa affermazione secondo cui i Cartaginesi apprestavano un corpo di spedizione contro Roma, impose a Cartagine il pagamento di una ulteriore indennità di guerra e di ricono scere la conquista romana della Sardegna. La data del 238 a.C. rappresenta naturalmente solo l’avvio della conquista romana della Sardegna, in quanto fino al 111 a.C., le fonti antiche testimoniano ripetuti scontri tra i Romani ed i Sardi, segno di una conquista spesso dichiarata ma non realizza ta definitivamente. Nel 236 a.C. abbiamo notizia di operazio ni romane contro i Sardi, senza che sian specificati dalla fonte (Dione Cassio, epito mato da Zonara) i luoghi e le modalità del conflitto. Siamo meglio informati degli avvenimenti bellici a partire dal 235 a.C. Violenti scontri armati si accesero tra i Sardi ed i Romani, guidati da T. Manlio Tor- quato, che celebrò un trionfo sui Sardi e i Cartaginesi. L’anno successivo trionfò sui Sardi Spurio Corvilio Massimo. Marco Pomponio Matone celebrò un nuovo trionfo sui Sardi nel 233 a.C.. Vittorie sui Sardi non seguite dalla celebrazione di trionfi, da parte di Marco Emilio Lepido e di Publicio Malleolo sono ancora segnalate per il 232 a.C. Marco Pomponio Matone trionfò nuovamente de Sardeis nell’anno seguente, facendo largo uso dei cani per la caccia all’uomo, in quanto i Sardi utilizzavano nascondigli naturali e artificiali (pseudo nuraghi) nella difesa contro i Romani. Seguì un periodo per il quale le fonti, del resto non numerose, tacciono sul fronte sardo, segno, forse, di limitati conflitti tra le forze romane di occupazione ed i Sardi. Alcune nuove rivolte ebbero luogo in Sardegna nel 226 e 225 a.C., secondo Zona ra e Polibio. Successivamente le fonti si soffermano sugli avvenimenti del 216-215 a.C. Dopo la grande vittoria cartaginese di Can ne i Sardo-Punici, intuendo la possibilità di affrancarsi dal pesante giogo romano, invia rono a Cartagine un’ambasceria, segnalando il favorevole momento per riprendere l’anti co dominio sulla Sardegna. Cartagine accettò di intervenire direttamente nel conflitto che andava appren dosi in Sardegna tra i Romani, al comando di Tito Manho Torquato, e le forze sardo-puni che, comandate da Ampsicora (o Hampago ra). Questo prestigioso personaggio deve ritenersi di origine sardo-punica, nonostante che l’antroponimo, collegabile all’idronimo Ampsaga, riveli ascendenti africane. L’intervento di Cartagine, attuatosi con una spedizione navale di un contingente mili tare guidato da Asdrubale il Calvo non fu immediato negli effetti, in quanto una violen ta tempesta spinse il convoglio navale verso le Baleari. Allorquando la flotta cartaginese giunse sulle coste occidentali della Sardegna, forse a Tharros, un primo scontro tra i Sardo-Punici, guidati momentaneamente da Osto, figlio di Ampsicora, e i Romani, presso Cornus, che costituiva il centro propulsore della rivolta, si era risolto in una grave sconfitta per i Sardo-Punici. Dopo lo sbarco della flotta cartaginese, le forze congiunte dei Sardo-Punici e dei Cartaginesi marciarono dalla zona di Cornus verso mezzogiorno, ma contro di loro si mosse Tito Manho Torquato. I due eserciti combatterono, allora, una battaglia campale localizzabile secondo alcu ni studiosi nei dintorni di Cornus, per altri nel Campidano centrale, tra Sardara e Sanluri. Comunque, la grande battaglia del 215 a.C. si risolse in una grave sconfitta della coalizione sardo-punica e cartaginese. I Sardo-Punici, privati del loro comandan te Ampsicora, uccisosi in seguito alla notizia della morte del figlio, ed i Cartaginesi super stiti si ritirarono a Cornus, che in pochi gior ni d’assedio fu espugnata e subì pesantissime imposizioni da parte dei Romani. La rivolta del 215 a.C. segnò l’ultimo intervento diretto di Cartagine in Sardegna. Possiamo però ritenere che i Punici, sotto forma di consiglieri, intervenissero anche successivamente a fomentare il risentimento dei Sardi nei confronti dei Romani. Siamo, quindi, informati dalle testimonianze letterarie di una vittoria nel 181 a.C. di Marco Pinario Rusca sugli Ilien- ses, popolazione interna della Barbagia. E' interessante notare come, in questo caso le fonti non menzionino i Sardi, che possiamo ritenere fossero gli abitanti dei Campidani, della Trexenta, della Marmilla e dell’Igle siente, dunque le popolazioni fortemente punicizzate. Nel 178 a.C. è attestata un’insurrezione di Ilienses e Balari, domata da T. Sempronio Gracco che nel 175 a.C., in seguito alla sua vittoria, celebrò un trionfo. Secondo una notizia di Floro, però, T. Sempronio Gracco avrebbe trionfato non solo sulle popolazioni non urbanizzate del l’interno ma anche su alcune città costiere, in particolare su Carales. P. Meloni ritiene poco verosimile tale noti zia, in quanto furono proprio le città maritti me della Sardegna a richiedere l’intervento di Roma; ma è possibile accreditare il dato di Floro ritenendo che in alcune città costiere (come era avvenuto a Siracusa nel 215 a.C.) durante la guerra condotta da T. Sempronio Gracco, avessero avuto prevalenza le fazioni sardo-puniche ostili a Roma, contro le quali avrebbe mosso le sue truppe Gracco. Dopo il trionfo di T. Sempronio Gracco so no testimonate per la Sardegna la guerra del 126-122 a.C., condotta da L. Aurelio Oreste e conclusasi con un trionfo ed infine quella di M. Cecilio Metello, effettuata contro i ribelli sardi tra il 115 ed il 1ll a.C., data in cui Metel lo celebrò in Roma l’ultimo trionfo accorda to dal Senato per una guerra sarda. Devono menzionarsi infine alcuni scontri navali di scarsa rilevanza tra la flotta romana e cartaginese nelle acque circostanti la Sarde- gna. Le battaglie, che ebbero sempre esito avverso per i Punici, sono indicate dalle fonti per il 215, il 208, il 205 ed il 203 a.C. Questo lungo elenco di rivolte sarde dimo stra l’estrema difficoltà con cui Roma proce dette al rafforzamento ed alla conferma della propria conquista della Sardegna. D’altro canto il fatto che le fonti menzionino insistentemente i Sardi a fianco dei Cartaginesi nel ricordo delle vittorie riporta te dai Romani, sembra dimostrare l’esistenza di un’intesa tra Cartagine e gli abitanti della Sardegna, in funzione di una mai abbandona ta volontà di riconquista dell’Isola da parte di Cartagine, mentre i Sardi (in particolare i Sardo-Punici ma, almeno in parte, anche gli indigeni del centro montano) non potevano accettare senza resistere l’imposizione del nuovo dominio, in quanto profondi rapporti politici, culturali e, parzialmente, etnici lega vano i Sardi ai Cartaginesi. Inoltre l’annessione della Sardegna da parte di Roma determinò una radicale ma dannosa trasformazione degli orizzonti inter nazionali dei commerci sardi. Infatti le città della costa occidentale, vissute per secoli in funzione del commercio transmarino con Cartagine, vedevano ridotta improvvisamen te la frequenza degli scambi in seguito all’o rientamento dei traffici verso la penisola ita liana, che dovette avvantaggiare la sola Olbia, in quanto sembra mancassero sulla costa orientale della Sardegna altri grandi porti. Il complesso di queste cause comportò quella storica scelta di campo dei Sardi a favore di Cartagine, negli anni successivi al 238 a.C., destinata, come si è visto, ad una sventurata conclusione. Se con il 111 a.C. cessano le notizie di ribellioni dei Sardi contro Roma, abbiamo invece testimonianze della numerosa serie di imprese militari che le fazioni avverse della Repubblica romana determinarono anche in Sardegna. NeIl’82 a.C. il legato sillano L. Marcio Filippo si impossessò dell’Isola vin cendo il pretore manano Q. Antonio Balbo. Nel 78 a.C. il console mariano M. Emilio Lepido si ritirò in Sardegna assediando le città costiere, fra cui probabilmente Tharros, fino a che non venne sconfitto dal governato re fedele al partito senatorio L. Valerio Tria rio. La guerra tra i Cesariani e Pompeiani si manifestò tragicamente anche nell’isola. Nel 49 a.C. Q. Valerio Orca occupò l’Isola a nome di Cesare, mentre Carales, di propria iniziativa, scacciò il pompeiano M. Aurelio Cotta. I Cesariani governarono l’Isola a partire dal 48 a.C. con S. Peduceio, attirando sulla Sardegna la reazione dei Pompeiani. Infatti nel 47 varie flotte pompeiane compirono scorrerie a danno dei centri costieri sardi, riu scendo ad ottenere il passaggio di Sulci dalla parte di Pompeo. L’anno successivo Cesare, vinti i Pompeia ni a Thapsos, giunse in Sardegna premiando i Caralitani per la loro fedeltà e gravando invece di un pesantissimo tributo Sulci. Que sta città, durante il periodo di prevalenza della fazione filopompeiana, dovette subire inoltre l’offensiva dei Cesariani, attestatisi nell’antica fortezza di M. Sirai, che fronteg gia Sulci. Dopo la scomparsa di Cesare, Sesto Pom peo, tentando di inserirsi nei giochi politici internazionali, occupò la Sardegna nel 40 a.C., tenendola per due anni. Con il 38 a.C., data della presa di possesso dell’isola da parte di Ottaviano, cessarono i conflitti mili tari in Sardegna. Dal quadro che fino a qui abbiamo traccia to di questa epoca si evince che i primi due secoli di dominazione romana sull’isola segnarono un generale impoverimento della Sardegna, provata dalle vicissitudini belliche, dalla trasformazione degli assetti commer ciali mediterranei a spese delle antiche citta portuali fenicio-puniche e dalle vessazioni tri butarie romane. La presenza romano-italica, come si è detto, risulta minoritaria a fronte del fondo etnico sardo-punico. Conseguentemente i documenti culturali di questa epoca sono prevalentemente riferi bili alla civiltà sardo-punica. L’esame delle testimonianze epigrafiche e di cultura mate riale di questa epoca, ne impone, come abbiamo visto, la suddivisione in due periodi: il primo caratterizzato da una maggiore ade renza culturale alla tradizione punica; il secondo invece rivela una relativa trasforma zione della cultura sardo punica. Nel campo epigrafico la documentazione relativa al I periodo, fino alla metà del seco lo II a.C., dimostra una totale persistenza delle officine scrittorie cartaginesi, che conti nuano ad utilizzare caratteri calligrafici puni ci, come documenta tra gli altri il più celebre testo epigrafico dell’epoca: la base bronzea trilingue di S. Nicolò Gerrei con dedica ad Eshmun-Asklepios Aescolapius Merre, data bile alla prima metà del secolo II a.C. Mentre nell’epigrafia del periodo sardo- punico comincia ad essere abbandonata la tradizione del ductus calligrafico cartaginese e si avvia l’uso dei caratteri corsivi punici, ossia del c.d. neopunico. Possiamo, per esemplificare, citare il testo bilingue di Sulci (di età sillana o cesariana) con dedica ad Elat, che presenta i suddetti caratteri corsivi. La documentazione archeologica dell’epo ca sardo-punica, conferma il giudizio espres so in base alle testimonianze epigrafiche, relativamente alla persistenza culturale feni cio-punica, integrata con la componente indi gena, non solo nelle città marittime e negli insediamenti minori ma anche nelle aree di occupazione protosarda, quale la regione di S. lacci di S. Nicolò Gerrei, sede del culto di Eshmun-Asklepios Aescolapius. Il centro di Monte Sirai, ampiamente scavato, offre una ricchissima documentazio ne relativa a questa epoca, in ambito urbani stico, nelle tecniche edilizie e nel campo della cultura figurativa e materiale in genere, di cui sono esempio significativo stele del tophet. Le città costiere restano, in modo evidente, centri di tradizione punica, in cui l’elemento sardo risulta, comunque, impercettibile. A Nora e Tharros, le abitazioni e le botte- ghe ascrivibili a questa epoca in base alla stratigrafia non sono affatto differenti, per impianto icnografico e modi costruttivi, dagli esempi dell’età tardo punica. Si noti al riguardo che nei due centri citati la tecnica del muro a telaio è meglio documentata in epoca sardo-punica, piuttosto che nell’età precedente, forse in rapporto ad un’introdu zione di tale tecnica in Sardegna più tardiva rispetto ad altre aree (Sicilia, Nord Africa etc.), ma pur sempre in epoca punica, cono scendosi esempi dei sec. VII a.C. (Nora). A Sulci le mura dell’epoca cesariana sono realizzate nella stessa tecnica delle cortine murarie dei periodi precedenti. Nella necro poli di questo centro, si osservano le deposi zioni tardo puniche contigue a quelle sardo- puniche, indistinte dalle prime quanto a rituale. Prosegue, inoltre, l’utilizzo delle tombe a camera ipogeica, durante l’età tardo repubblicana, probabilmente ad opera dei gruppi gentilizi punici cui gli ipogei erano pertinenti. A Karali il prosieguo dell’utilizzo delle tombe ipogeiche di Tuvixeddu e l’uso delle tecniche edilizie puniche è attestato ancora durante la fine del sec. III ed il II a.C. In conclusione, lo studio dei fenomeni di persisten za della civiltà cartaginese (nelle forme della cultura sardo-punica) in Sardegna durante il dominio politico della Repubblica romana documenta la sostanziale pertinenza dell’iso- la, durante i primi due secoli di dominio romano, alla sfera culturale di Cartagine.


